Musica & canzoni

I suoni delle fiere sono completamente cambiati, ma erano là con i loro colori, movimenti, tamburi e chalumeau.

La musica era un altro elemento fondamentale della fiera. I canti e le risposte delle processioni medievali rappresentavano e raccontavano la storia al popolo cristiano. Antiche tradizioni di musica popolare trovavano espressione naturale nelle fiere. Le canzoni raccontavano storie, rovinavano reputazioni e rivelavano amori, mentre si danzava al ritmo della musica per celebrare la giovinezza, la primavera o momenti più tristi.

Musici di strada nel XVI secolo. Il flautista doveva essere il più leggero. Molti musici erano intrattenitori e acrobati polivalenti. I versi dicono: “Adesso, chi vuole guadagnare qualche soldo deve imparare strane pose e suonare arie nuove ogni giorno”.

Un gruppo di musici alla fiera di Lipsia.

Festa popolare a Carmstadt nell’autunno del 1835. La gente ascolta i cantastorie. La donna con una bacchetta attira l’attenzione sulle immagini che illustrano i versi delle canzoni del suonatore di organetto di Barberia. La gente ascolta gratuitamente. I cantastorie si guadagnavano da vivere vendendo i versi che componevano.

Gli antenati dei Bänkelsänger (cantastorie) erano i Zeitungssinger (declamatori di notizie), che nel XVI e XVII secolo, un’epoca priva di giornali, erano molto popolari. Cantavano di catastrofi, crimini e disastri. Vendevano anche dei libelli con i testi. Nel XVIII secolo i giornali cominciarono ad essere pubblicati regolarmente e l’attività dei declamatori itineranti iniziò a venir meno. Essi si adattarono alla nuova situazione sviluppando un nuovo genere, i Moritaten, canzoni che parlavano di gelosie, assassini, sofferenze e tragedie (per esempio, La sposa del ladro e Il padre che lasciò morire di fame i propri figli). Si esibivano sopra una panchina (Bänkel), da cui il nome di Bänkelsänger (cantimbanco). Di solito si esibivano in coppia, un uomo e una donna. Le loro canzoni erano illustrate da grandi, sgargianti pitture su tela che erano realizzate da pittori professionisti pagati al metro quadro. Alcuni cantastorie avevano più di cinquanta tele. La donna cantava e indicava le scene corrispondenti. Dopo ogni verso l’uomo ripeteva la storia in prosa. L’ultimo verso, la morale, si cantava in duetto. Alcuni cantastorie presentavano da cinque a sette tele contemporaneamente, esposte su una speciale scaffalatura che formava un muro alto fino a tre metri e lungo dieci. Gli ultimi cantastorie scomparvero all’apparire dei mass-media, verso la metà del XX secolo.

Un giovane giocoliere sembra interessarsi più al flauto gigante che lo sovrasta che alle palline che fa volteggiare.