Il numero di oggetti commerciati era pari solo al numero di mercanti e acquirenti! Le fiere erano teatro di scambio non solo di merci, ma anche di talenti e mano d’opera.
Cosa si vendeva in una fiera medievale? Di tutto! False reliquie, medaglioni di pellegrini, boccette di acqua santa. Gli oggetti più mondani ma anche i più utili alla vita di tutti i giorni come tessuti, attrezzi di metallo e vasellame. E non dimentichiamo le follie di sempre: gioielli, sete o spille riccamente ornate. Il commercio è una costante della vita medievale. Nonostante l’autosufficienza della popolazione rurale, sempre crescente, l’espansione delle città dipendeva dai commerci. Il baratto era una forma di commercio non registrata. Le fiere medievali erano varie e in continua evoluzione e, in seno a tale fermento, il commercio svolgeva un ruolo fondamentale.
Fenomeno tipicamente inglese era la hiring fair (fiera di collocamento), creata dai datori di lavoro in seguito alle epidemie di peste del 1300, in un momento di penuria di mano d’opera, al fine di trovare la forza lavoro necessaria per realizzare nuovi progetti o attività stagionali. In occasione di una hiring fair venivano assunti operai cui affidare compiti particolari. La tradizione voleva che la gente indicasse il proprio mestiere attraverso un segno di riconoscimento visivo. Un ciuffo di paglia per l’impagliatore di tetti, un pezzo di cuoio per il calzolaio, uno sgabello per la lattaia. Questa antica forma di ufficio di collocamento era molto diffusa all’inizio, ma poche sono quelle sopravvissute fino all’epoca moderna. È la città di Daventry ad aver conservato fino al 1962 una versione moderna di hiring fair.
Alle fiere era possibile commerciare sia oggetti insoliti che mondani. Un ulteriore esempio illustra come nei Paesi Bassi, nel XVII secolo, la fiera fosse luogo di vendite d’arte. In nessun altro paese europeo, il possesso di quadri era così diffuso fra la gente comune. Alcuni pittori (come Jan van Goyen) lavoravano espressamente per questo mercato.