Gusto e olfatto

Zucchero filato, hamburger, liquirizie, torroni, crêpe. Prima che le vostre papille possano assaggiare tutti questi ben di Dio, sono le vostre narici ad essere già conquistate dai loro aromi.

In passato, nelle fiere, bere e mangiare hanno sempre avuto molta importanza. Nulla è cambiato. Alla fiera, è possibile assaporare cose difficilmente ritrovabili nella vita di tutti i giorni. Conoscete un supermercato dove si possa comprare uno zucchero filato? Per secoli, molta gente non si è potuta permettere di mangiare e bere a sazietà perché troppo caro. Questo spiega il perché c’era la tradizione di risparmiare per andare alla fiera. Molti bambini ricevevano dai nonni, per l’occasione, qualche soldo. Durante le fiere la gente si sentiva ricca e spendeva più di quanto non avrebbe fatto normalmente. Le attrazioni delle fiere si spostano in tutto il paese e i banchi dei dolciumi dietro a seguirle. Ma vino e birra sono rari nelle fiere. Perché? Perché le autorità riservavano la vendita delle bevande alcoliche ai bar della zona, riuscendo così a mantenere il controllo fiscale su questi prodotti contribuendo al tempo stesso ad evitare, nelle fiere, eventuali problemi dovuti all’ubriachezza.

Gelataio e clienti nel 1940. Foto scattata alla fiera di Bologna su piazza VIII agosto.

Creperia. Disegno di Anton Pieck, artista coinvolto nella realizzazione di Efteling, parco dei divertimenti nei Paesi Bassi.

Un “oliebollenkraam”, tipico fenomeno nelle fiere olandesi e belghe. Un “oliebo” (o “smoutebol” in fiammingo) è una specie di ciambella. Lo stand Van Zetten fotografato sulla piazza del mercato a Bergen op Zoom.

Il Wurstelprater di Vienna è uno dei più antichi parchi dei divertimenti, aperto nel 1766. Questa incisione illustra il Prater nel periodo d'oro della monarchia austriaca, 1900 circa.

Uno stand di torrone a Sjef Goris.

Una fiera del panpepato a Parigi nel 1906.

La tradizione della Foire au pain d’épice (fiera del panpepato) risale al 957. A quel tempo, i monaci dell’ordine di S. Antonio ottennero il permesso dal sovrano di vendere il loro panpepato. Il loro santo patrono spesso viene rappresentato accompagnato da un maiale. Per questo i monaci cuocevano il panpepato in stampi a forma di maialino. La fiera del panpepato si teneva in diversi punti della capitale. Nel 1960 è stata spostata fuori Parigi al limitare del Bois de Vincennes. Ma i maialini di panpepato sono sopravvissuti ad ogni spostamento.

Lo stand di dolciumi di J. H. Kooistra. Fra le specialità: grandi caramelle acidule.