Giuliano Montagnini ricorda la morte di nonno Domizio nella Prima Guerra Mondiale. La nonna, Artenice Oltramari, conosciuta da tutti come Serafina, dovette crescere da sola tre figli nella fattoria di famiglia. La vita era dura e il denaro scarseggiava. Nel 1936 Carlo (il padre di Giuliano) compì 22 anni: fu allora che Serafina e il figlio trassero ispirazione dal successo di altre famiglie di Bergantino. Decisero di costruire anche loro una giostra, le “Montagne russe”, note anche con il nome di Shimmy. La famiglia viaggiò con questa bellissima giostra fino a quando Carlo fu chiamato al fronte nella Seconda Guerra Mondiale. La storia si ripeteva e Serafina si trovava di nuovo sola. Era lei a doversi occupare dell’attività familiare.
Serafina non aveva mai dimenticato il marito Domizio. Era presunto morto, ma Serafina non aveva mai ricevuto una comunicazione ufficiale della cosa. Mentre viaggiava da una piazza all’altra, decise di avviare delle ricerche. Voleva sapere cosa era successo al suo Domizio nella Grande Guerra, dove e quando esattamente egli aveva incontrato la morte. Serafina si recò volutamente nelle regioni in cui le manovre militari della Prima Guerra Mondiale erano state più intense. Passò il suo tempo libero a visitare chiese e cimiteri in cerca di una traccia del marito scomparso. I suoi viaggi si trasformarono in veri e propri pellegrinaggi.
Un giorno Serafina ricevette una lettera che per anni si era persa nei meandri della burocrazia. Era dell’ufficiale che aveva comandato il reggimento del marito. La lettera la informava che il soldato Montagnini si preparava a tornare a casa con i fogli di congedo, e che non vedeva l’ora di stringere i suoi “angioletti”, come chiamava i figli. Quando Domizio era ormai sul punto di partire, ci fu un’esplosione. Venne ferito mortalmente e morì stringendo in mano il foglio di congedo. La lettera dell’ufficiale informava inoltre Serafina che Domizio era stato sepolto nel cimitero di Basiliano, nella terza fila a partire da destra. Serafina andò in questo cimitero, ma solo per apprendere che le spoglie del marito erano state trasferite al Sacrario militare di Redipuglia. La speranza di ritrovarlo vivo era ormai infranta. Ma almeno aveva trovato il luogo ove poter pregare per quello che era stato l’amore della sua vita.